02/11/2009
Sito di JANKO
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26/09/2009
MALATTIA DI PACHECO (PD)
Malattia di Pacheco (PD)
Di: Dott. Luca Modesto - Foto: - Pubblicato il: 21/02/2005
La nota caratteristica della malattia di Pacheco che interessa psittacidi di ogni tipo ed età, è rappresentata dalla morte improvvisa di soggetti che subito prima del decesso appaiono assolutamente sani. A rendersi responsabili di questa malattia sono diversi ceppi di Herpesvirus.
Trasmissione: il contagio avviene per contatto con feci o secrezioni orali di uccelli sintomatici o portatori sani. Per quanto riguarda il discorso dei portatori sani relativamente a questa malattia, c’è da dire che tale ruolo è stato evidenziato molto di frequente nei Conuri ( Nanday e della Patagonia), Ara e Amazzoni, sia importati che allevati in cattività.
Sintomatologia: in effetti non si può parlare per la malattia di Pacheco di una vera e propria sintomatologia perché, come abbiamo visto, nella stragrande maggioranza dei casi soggetti di fatto sani sono colpiti da morte apoplettica. In altri casi è possibile notare sintomi di malessere (arruffamento penne, diarrea, scoli oculonasali, problemi neurologici), ma si tratta sempre di qualcosa di non patognomonico; tali sintomi peggiorano quasi sempre inesorabilmente, fino alla morte del soggetto.
Diagnosi: la morte improvvisa dei soggetti, con attento esame autoptico (soprattutto con particolare attenzione al fegato) possono essere abbastanza indicativi, ma per essere certi è necessario isolare il virus con esami specialistici.
Terapia: la somministrazione (per via orale o endovenosa) di acyclovir riduce la mortalità in corso di PD, ma chiaramente il problema è diagnosticare la malattia in tempo. Inoltre è bene supportare l’animale convalescente con alimentazione appropriata, evitare stress, somministrare antibiotici per prevenire infezioni secondarie.
Prevenzione: l’igiene è assolutamente indispensabile poiché il virus si diffonde per attraverso le feci e secreti faringei. Un altro aspetto da sottolineare è che andrebbero evitati stress agli animali, poiché tali condizioni favoriscono l’eliminazione del virus; così come andrebbero evidenziati i portatori sani , cosa non facilissima per diversi motivi. Per quanto riguarda il vaccino, bisogna dire che ne esiste uno in vendita negli Usa, ma che comunque non protegge verso tutti i vari ceppi del viru
15:53
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VAIOLO
Vaiolo
Di: Dott. Luca Modesto - Foto: - Pubblicato il: 24/02/2005
Il Vaiolo è sostenuto da un virus e precisamente dall’Avipoxvirus, di cui esistono diversi ceppi piu o meno patogeni e interspecifici.Circa gli uccelli che possono essere colpiti, vanno menzionati in particolare canarini, fringillidi, merli, esotici ed anche psittaciformi (ondulati e calopsitte sono abbastanza refrattarie all’ infezione).
Trasmissionene: la trasmissione avviene di regola tramite la puntura di un agente vettore, la zanzara, che può fungere da serbatoio della malattia anche per molti mesi. Anche altri vettori (come l’acaro rosso) possono essere imputati come agenti veicolanti la malattia. Esiste, tuttavia, anche la possibilità di contrarre il virus dall’animale malato per contatto diretto o indiretto (ad es. in voliere abitate di passaggio da soggetti malati). Il virus infatti è molto resistente in ambiente esterno e quindi oggetti da voliera (posatoi, mangiatoie, giochi vari) venuti a contatto con secrezioni e/o essudati di animali malati, possono “ veicolare” il patogeno che penetra nel soggetto sano attraverso traumi (anche se invisibili ad occhio nudo) di cute e mucose.
Sintomi: L’evolversi della malattia varia in base al variare di diversi parametri (virulenza ceppo, predisposizione del soggetto aggredito, ecc.), ma in generale si può affermare che, in caso di ceppi scarsamente patogeni le lesioni sono limitate alla via d’ingresso e, generalmente, si risolvono in maniera positiva; nel caso invece di ceppi più aggressivi, i danni possono essere seri in quanto abbiamo una diffusione in tutto l’organismo del virus.
Distinguiamo quindi:
- Forma cutanea o secca: si notano papule giallognole che dopo essersi trasformate in vescicole tendono ad ulcerarsi, tali lesioni sono visibili a livello di becco, occhi, zampe; l’unica complicanza di tale lesioni che tendono a regredire spontaneamente nell’arco di poche settimane) possono essere infezioni batteriche e/o micotiche secondarie.
- Forma difterica o umida: in questo caso le lesioni difteriche sono molto più preoccupanti, poiché interessano in maniera piuttosto aggressiva le palpebre, ma soprattutto cavo orale e trachea, per cui i soggetti possono arrivare a morte perdeficit respiratori.
- Forma diffusa: è la forma più devastante e più grave, che porta a morte il soggetto nell’arco di poche decine di ore per gravi turbe respiratorie.
Diagnosi: anche se le lesioni macroscopiche sono sempre abbastanza indicative, è opportuno effettuare un esame istologico per essere certi che si tratti di un caso di vaiolo.
Terapia: trattandosi di una patologia virale, l’unica terapia da effettuare è quella che eviti contaminazioni batteriche secondarie che possano complicare la situazione. Per cui è bene somministrare antibiotici ad ampio spettro per via sistemica, disinfettare le lesioni cutanee con antisettici e le lesioni oculari con sostanze antibiotiche specifice.
Profilassi: Il modo migliore per tenere lontano il vaiolo è, senza ombra di dubbio, quello di vaccinare i nostri volatili, e questo vale particolarmente per chi possiede allevamenti o comunque voliere in cui vengono introdotti spesso (anche se solo di passaggio) nuovi soggetti.
15:52
Scritto da : dcv1111
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AUTODEPLUMAZIONE -Infettive o Biologiche
15:50
Scritto da : dcv1111
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ASPERGILLOSI
Aspergillosi
Di: Dott. Luca Modesto - Foto: - Pubblicato il: 11/06/2005
L'aspergillosi rientra nell'ambito delle malattie infettive, ma non contagiose, che possono colpire gli uccelli sia d'allevamento che selvatici. Tale patologia è provocata da funghi ubiquitari appartenenti al genere Aspergillus (più frequentemente isolata è la specie A. Fumigatus). L'infezione si verifica in seguito all'inalazione di spore fungine, con conseguente primaria localizzazione del problema a livello dell'apparato respiratorio.
Eziologia e Sintomatologia: Circa l' eziologia c'è da dire che molti possono essere i fattori predisponesti l'insorgenza della malattia:
- Lo stress di qualsiasi natura esso sia (trasporti lunghi, cattura, malattie prolungate).
- Alimentazione non bilanciata (in particolare carenza di vitamina A).
- Uso prolungato di corticosteroidi e antibiotici in quanto talvolta responsabili di immunosoppressione.
- Fattori ambientali: non si può non sottolineare come una ventilazione insufficiente associata a lettiera umida e sporca, rappresenta l'ideale per la crescita delle spore fungine.
Per quanto riguarda la sintomatologia convenzionalmente si distinguono due forme cliniche: acuta e cronica.
La forma acuta interessa maggiormente quei soggetti tenuti in condizioni igieniche estreme, ed è caratterizzata da sintomi quali anoressia, difficoltà respiratorie e cianosi, che portano inevitabilmente a morte del soggetto in un brevissimo arco di tempo.
La forma cronica invece manifesta sintomatologia poliedrica, a seconda dell'apparato o organo che è stato interessato:
- Apparato respiratorio: i sintomi variano a seconda del tratto colpito, comunque si va da lievi alterazioni della voce a deficit respiratori più o meno gravi, fino ad arrivare a scoli mucopurulenti.
- Sistema nervoso: si può riscontrare atassia, torcicollo e in alcuni casi addirittura paralisi.
- Sintomi generali: talvolta possono essere gli unici e includono anoressia, depressione del sensorio e letargia, diarrea.
Diagnosi: Sia l'anamnesi che un esame clinico possono indirizzarci verso una diagnosi di aspergillosi, laddove non sia possibile effettuare esami più specifici. Infatti tramite un'attenta anamnesi possiamo identificare possibili fattori di rischio, quali stress, condizioni igienico sanitarie scadenti, immunodepressione.Inoltre con un dettagliato esame clinico possiamo esaminare bocca e trachea per evidenziare muco o essudato, e anche per prelevare un campione da sottoporre ad esame micologico, in modo da isolare il fungo e giustificare quindi una diagnosi di certezza. Esistono anche altri esami più o meno specifici , come esami di laboratorio, radiografie, ma soprattutto indagini endoscopiche, i quali andrebbero comunque fatti per essere certi di trovarci di fronte a un caso di aspergillosi.
Terapia: Per il trattamento dell'aspergillosi bisogna ricorrere a farmaci antimicotici e tra questi i migliori risultati si sono avuti con : amfotericina b somministrata per via endovenosa e che rappresenta il principio d'elezione per il trattamento del'aspergillosi ; ma ottimi risultati si sono avuti somministrando anche con la 5-fluorocitosina, il ketoconazolo o il fluconazolo somministrati per via orale; solito vengono utilizzate per continuare la terapia iniziata con l’amfotericina b. Si tratta di terapie che devono essere protratte per almeno un mese, per cui è indispensabile essere seguiti costantemente da un medico veterinario sia per il corretto dosaggio dei farmaci, che per monitorare il soggetto correttamente.
Profilassi: Il modo migliore per combattere l'aspergillosi è prevenirlaInfatti basta osservare poche e semplici regole di allevamento (evitare stress inutili agli animali, tenerli in voliere pulite e areate, non somministrare farmaci senza visita e controllo veterinario) per scongiurare il pericolo di aspergillosi e salvaguardare il benessere dei nostri animali
15:47
Scritto da : dcv1111
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